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4 - APPROFONDIMENTI - a) Testimonianze /1

Riportiamo la testimonianza di un giovane, Stefaan, che dopo aver sperimentato il disordine della vita gay, grazie alla fede ha ritrovato se stesso. Oggi è sposato e padre di una bimba di due anni.

Nella prima infanzia mi ritenevo un bambino debole, avevo avuto problemi di salute, problemi agli occhi e di conseguenza non potevo praticare lo sport (che comunque non mi piaceva). Con questi miei problemi mi sentivo messo da parte, diverso dagli altri. Nel quartiere dove abitavo, io e due miei vicini, Christine e Jean-Marc, eravamo i più piccoli del gruppo: gli altri avevano almeno cinque anni più di noi, e quando giocavamo con loro, ci rigettavano, approfittando del fatto che erano più grandi.
Fino ai quattro anni, il rapporto con mio padre è stato buono. Le circostanze della vita poi diventarono difficili per lui e cominciò a trattarmi male. Mi riprendeva davanti a tutti, in particolare davanti ai familiari. Ricordo che io aspettavo da mia madre o da altri un aiuto. Sovente ero picchiato, mi sentivo umiliato, debole, indifeso; ero ansioso, pauroso, insicuro... mi mancava l'amore che aspettavo. Sentivo fortemente l'ingiustizia. Non ho avuto un modello di padre e di uomo.
Giunta l'adolescenza, non mi sentivo all'altezza d'essere un maschio; la pressione in me era intensa, tutto prendeva delle proporzioni più grandi, il desiderio erotico-sessuale diventava ossessivo, la masturbazione, da anni praticata più volte al giorno come sollievo, era ancora più immaginativa e di consolazione. Ricercavo la forza e la sicurezza in altri uomini, volevo dagli altri quello che non possedevo! Alla fine degli studi, ho imboccato la vita gay, dove finalmente ero qualcuno, ero notato, piacevo, ero desiderato e potevo finalmente ricevere l'amore atteso.
Ho vissuto in un circolo vizioso per diversi anni: sesso, sollievo passeggero, insoddisfazione, sofferenze! e di nuovo sesso e cosi via... La mia frustrazione era alleviata da una dipendenza sempre più intensa. Un giorno ho capito che gli altri uomini avevano gli stessi miei problemi; in fondo ognuno cercava di prendere dall'altro, ma tutti rimanevano senza ricevere! Quando eravamo in discoteca o nei bar: sorrisi, gioie, battute, divertimenti. Quando ci ritrovavamo da soli: per alcuni c'era la depressione, per altri la tristezza, per i più il tornare a dirsi: "Non ho trovato la persona giusta !".
A 30 anni ho vissuto un momento veramente difficile sia nel lavoro che nelle relazioni. Ho capito che tutto quello che desideravo materialmente ce l'avevo, ma la mia vita non aveva senso, era una trappola, non avevo ancora combinato niente. Non ero felice e in pace con il fatto d'avere una vita gay! Proprio in questo periodo ho riscoperto Dio e la Chiesa, ma soprattutto le motivazioni per cambiare vita! Ho cominciato a partecipare ai corsi di Living Waters per capire cosa era successo in me, come mai non ho avuto la scelta di essere eterosessuale, perché ero attirato compulsivamente verso lo stesso sesso... Settimana dopo settimana, ho fatto un lavoro su di me, riconoscendo e raccontando le mie sofferenze passate e presenti. Ho potuto parlare davanti a un piccolo gruppo senza essere giudicato, sono stato ascoltato, preso in considerazione. Sono stato formato circa la sessualità, l'identità dell'uomo e della donna, le emozioni, l'infanzia. Lentamente ho imparato a conoscere me stesso, ad avere un'identità che non fosse legata al sesso con un uomo, a vivere senza il narcisismo, cioè la concentrazione su me stesso e i miei bisogni, per sembrare sicuro di me. A vivere senza idolatria relazionale, cioè dare, o pensare che l'altro mi possa dare solo felicità o ciò che mi manca. Ad accettare e perdonare me stesso e gli altri! A riposizionare i pensieri che avevo verso mio padre! A dare il giusto valore alle ferite morali che avevo ricevuto e a perdonare. A uscire da me stesso, cambiare e andare verso altre situazioni da me sconosciute...
Tutto questo ha fatto rinascere in me il desiderio di mettere in atto i cambiamenti, la voglia di avere una ragazza, di sposarmi, di avere una famiglia, di scoprire l'amicizia senza il sesso, di accettare i consigli, e di rimettere in questione i miei pensieri, di trasmettere le cose buone della vita, e soprattutto di non credere a questa bugia che l'omosessualità è genetica! Sapere vivere con dei filtri, lasciando passare le cose buone e scartando le meno buone.
Non voglio dire che sono guarito, perché vorrebbe dire che ero malato, e che l'omosessualità è dunque una malattia. Voglio dire che prima vivevo separato della mia identità. Non ero mai stato confermato come uomo da mio padre e il mio processo di maturazione era bloccato. Cercavo solamente di conquistare la mia mascolinità in un modo sbagliato! Non ritornerei nel passato e nel falso io che lo ha accompagnato. Sono contento d'avere capito cosa in me e fuori di me ha fatto sì che io avessi problemi di omosessualità.

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