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0 - TERMINOLOGIA
Sesso biologico e identità sessuale
La persona è intima unità di spirito, psiche e corpo. Per questo motivo, ad esempio, se un organo si ammala, non solo tutto il corpo, ma tutta la persona ne risente. La stessa cosa vale per gli aspetti che compongono la sessualità umana, ossia il sesso biologico, l’identità sessuale, l’orientamento e il comportamento sessuale, che richiedono uno sviluppo armonico tra loro e con l’intera persona. Il sesso biologico si compone del sesso genetico o cromosomico, del sesso gonadico e del sesso somatico o fenotipico. · Il sesso genetico è stabilito al momento della fecondazione ed è determinato per i cromosomi XX nella donna e XY nell’uomo. · Il sesso genetico si traduce nel sesso gonadico che è responsabile dello sviluppo ormonale. · Il sesso gonadico influisce sullo sviluppo degli organi riproduttivi e dei caratteri sessuali secondari, ossia del sesso somatico (o fenotipico). L’identità sessuale è la coscienza della propria appartenenza a un determinato sesso, delle differenze con l’altro sesso e dei fattori psicologici e culturali del ruolo che gli individui del proprio sesso svolgono nella società (identità di genere). L’orientamento sessuale è la preferenza sessuale che si sviluppa in conseguenza del sesso biologico e dell’identità sessuale e che dirige il comportamento sessuale.
Dove si colloca l'omosessualità ?
L’omosessualità è una preferenza sessuale predominante e persistente per persone dello stesso sesso. L’omosessualità non è determinata dal comportamento omosessuale. Ci sono persone con tendenze omosessuali che non compiono attività sessuali, o che ne compiono di eterosessuali. Allo stesso modo, ci possono essere persone eterosessuali che hanno comportamenti omosessuali senza che questi modifichino la loro preferenza sessuale. L’omosessualità riguarda dunque una preferenza, tendenza o inclinazione sessuale; non è uno “stato”, una “condizione”, una “identità”. Le preferenze sessuali, come quelle di altro genere (sportive, alimentari, musicali…), pur non essendo indipendenti dall’identità di una persona, non ne costituiscono l’aspetto essenziale. L’omosessualità non costituisce quindi la “natura” della persona, intendendo il temine natura come il principio che dispone lo sviluppo secondo la direzione inscritta nell’essenza della persona (cioè in armonia con gli aspetti spirituali, psichici e biologici). Affermare che l’omosessualità non è naturale non equivale in nessun modo a un giudizio nei confronti della persona: “omosessualità” e “persona con tendenze omosessuali” non sono la stessa cosa. Secondo questa definizione di natura, non tutto ciò che esiste in natura è naturale: esistono, ad esempio, individui obesi, ma l’obesità non è naturale (l’obesità, si badi bene, non la persona obesa).
Omosessualità e virilità
L’omosessualità ha le sue radici in un problema dell’identità di genere. Questo non significa che (nella quasi totalità dei casi) gli uomini con tendenze omosessuali pensino di essere donne. Significa invece che, ad esempio, gli uomini con tendenze omosessuali pensano di non essere all’altezza degli altri uomini, di non poter soddisfare le richieste che vengono fatte a un uomo, di essere sprovvisti di quel pacchetto di virilità che in realtà ogni uomo deve faticosamente costruire. Da dove deriva questa sensazione di scarsa virilità? Le cause possono essere tante quante le persone con tendenze omosessuali, e non è possibile - né giusto – generalizzare. Si può però affermare che, in genere, l’omosessualità è il sintomo di bisogni affettivi non soddisfatti durante l’infanzia o la prima adolescenza, quando, cioè, si forma l’identità di genere. Se, nel corso dello sviluppo, il bambino non incontra – per vari motivi – lo sguardo del genitore del proprio sesso, che lo accoglie tra i propri simili e gli permette di capire che è bello appartenere al proprio sesso, e che lui è perfettamente in grado di farlo, ecco che gli individui del proprio sesso resteranno sempre fonte di timore (di essere rifiutato, di non essere accolto) e di desiderio. È evidente, quindi, che l’omosessualità ha a che fare più con l’emotività e l’affettività che non con la sessualità.
Sintomo, ferita e latente eterosessualità
L’omosessualità è dunque un sintomo; si potrebbe correttamente definire anche ferita, poiché costituisce una lesione alla propria identità di genere. Non è corretto definirla una malattia perché la diagnostica clinica contemporanea ha sostituito il concetto di disordine o disturbo a quello di malattia. Il fatto che l’omosessualità non compaia più nell’elenco dei disturbi dei manuali diagnostici non significa però che essa non costituisca un disordine: il suo depennamento non è avvenuto in seguito a un dibattito scientifico, ma sotto l’azione di gruppi di pressione ideologicamente orientati. Non esistendo una natura omosessuale, non esiste una omosessualità latente. Si può invece correttamente affermare che le persone con tendenze omosessuali hanno una eterosessualità latente, che per qualche motivo è impedita o ostacolata. Va, infine, precisato che il termine omosessuale non è sinonimo di gay. La parola omosessualità indica una tendenza o inclinazione sessuale, il termine gay indica una identità socio-politica. Non tutte le persone con inclinazione omosessuale si identificano nello stile-di-vita-gay, anzi: la maggioranza di loro non è orgogliosa di tale inclinazione, non considera la propria omosessualità normale e non teorizza il riconoscimento dello stile-di-vita-gay come positivo per sé e per la società.
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