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Contenuti
1 - STORIA - c) Femminismo
La prima ondata: il femminismo liberale
La nascita del movimento femminista viene fatta in genere risalire alla “dichiarazione” dei diritti delle donne di Elisabeth Cady Stanton (1815-1902) del 1848, ma le tesi del femminismo liberale ed egualitario iniziano a diffondersi con Mary Wollstonecraft (1759-1797) durante gli avvenimenti della Rivoluzione francese. La corrente femminista liberale si afferma negli ultimi decenni dell’Ottocento e nel primo ventennio del Novecento, raggiungendo quasi tutti gli obiettivi giuridici e politici che si era proposta. Allo stesso tempo, una seconda ondata femminista si diffonde nell’ambito del pensiero socialista, auspicando una rivoluzione che trasformi le condizioni materiali della vita, liberando dalla subordinazione i proletari e le donne. Nel 1884 Fredrich Engels (1820-1895) nel saggio L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato sostiene che la schiavitù della donna inizia con l’istituzione della famiglia monogamica fondata sulla proprietà privata, esercitata dal maschio capofamiglia sui suoi beni (tra cui anche la moglie), e terminerà con la fine della proprietà privata stessa.
La seconda ondata: il femminismo radicale
Dalla fine degli anni ’20 agli anni ’60 del Novecento non c’è un pensiero femminista organizzato. Sarà la riflessione di due pensatrici, Virginia Woolf (1882-1941) e Simone De Beauvoir (1908- 1986) a mettere in discussione il valore dell’obiettivo perseguito dal femminismo liberale e socialista, cioè l’eguaglianza radicale con l’uomo, e a preparare il movimento femminista alla seconda ondata, quella del “femminismo radicale”, che si diffonde negli anni '60 del secolo scorso e si propone di andare alle “radici” del predominio maschile. Secondo questo pensiero alle radici della subordinazione della donna non c’è lo sfruttamento economico o l’esclusione dai diritti civili, ma la subordinazione sessuale e riproduttiva, cioè la traduzione della differenza sessuale e riproduttiva in differenza sociale e culturale che impone alle donne un ruolo subordinato: dal sesso-ruolo biologico, al genere-ruolo sociale e culturale. La proposta del femminismo radicale è di rompere la servitù sessuale delle donne con strumenti diversi che vanno dall’incremento dell’uso dei mezzi di contraccezione, alla legalizzazione dell’aborto assistito, al rifiuto dell’eterosessualità come forma unica di rapporto sessuale normale, non deviante. Fatta salva la legittimità di ogni rivendicazione volta a ripristinare una situazione di giustizia là dove sia venuta meno, bisogna osservare che il pensiero femminista, con l’atteggiamento di antagonismo e la logica competitiva nei confronti dell’uomo che lo caratterizza, non può essere spiegato come semplice ricerca di giustizia nei rapporti tra i sessi.
Una nuova gnosi
Un’interpretazione convincente del femminismo è quella proposta da Emanuele Samek Lodovici (1942-1981) nel saggio Un modello gnostico per il femminismo. La gnosi moderna ricalca i caratteri della gnosi antica adattandoli alla prospettiva secolarizzata di un mondo che si è separato dalla religione. Essa nega valore alla realtà presente non per pervenire a una perfezione trascendente, ma in nome di un futuro assolutamente nuovo, un mondo perfetto e gratificante, scelto e costruito dall’uomo. Se gli antichi gnostici ritenevano che la differenza e la specificità, come il bene e il male, fossero entrati nel mondo a causa delle leggi umane, ma in verità non ci fosse nulla di cattivo per natura a motivo di una sostanziale e originaria eguaglianza di fondo, analogamente il femminismo porta l’eguaglianza uomo/donna <>. Il femminismo si rivela un’espressione del filone culturale dominante nella modernità che promette all’uomo la libertà assoluta, libertà che ha come inevitabile punto d’arrivo il rifiuto dalla natura data. L’essenza della donna, intesa come possibilità infinita, diventa una soggettività che può essere tutto senza dover essere nulla, un io a cui tutto è dovuto e nulla deve, un io che si è fatto Dio.
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