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Contenuti
2 - SCIENZA - d) Medicina
Un equilibrio “minato”
Il comportamento omosessuale implica uno stile di vita “a rischio”? Ogni comportamento che idolatra la sessualità appare “a rischio” dal punto di vista dell’equilibrio medico-psicologico. La promiscuità sessuale (intesa come elevato numero di partner sessuali), la dipendenza da una attività sessuale compulsiva, vissuta come valvola di attenuazione dell’ansia, atteggiamenti volutamente trasgressivi, l’abuso di sostanze stupefacenti o psicotrope eccitanti, la frequenza dei rapporti “aperti” nei quali non è contemplata la fedeltà, rappresentano comportamenti riscontrabili nella popolazione sia eterosessuale che omosessuale, ma con incidenza assai diversa, statisticamente superiore nel “mondo gay”. Nella persona umana c'è un design anche rispetto all’esercizio della sessualità, un design che richiama l’esistenza di un “ordine” che ci precede e che quindi rende “a rischio” ogni sua distorsione.
L'infezione da HIV
Se ci soffermiamo sul rapporto sessuale, la possibilità di contrarre l’infezione da HIV varia enormemente considerando un rapporto vaginale e uno anale: gli apparati genitali maschile e femminile posseggono una anatomo-fisiologia che è evidentemente complementare, biologicamente designata all’espletamento di un atto proprio. La morfologia genitale propria (recettiva per la donna, penetrativa per l’uomo), l’ambiente vaginale, opportunamente acidificato in senso protettivo, dotato di intrinseca elasticità di parete e di una “tappezzeria multistratificata” e lubrificata, rendono l’incontro tra i genitali maschili e femminili naturalmente dotato di caratteristiche complementari, non riscontrabili nelle modalità di rapporto omosessuale, soprattutto anale. L’ano, infatti, biologicamente deputato a una funzione escretrice delle sostanze di rifiuto (defecazione), dotato di opportuno sfintere di contenimento, con mucosa fragile e facilmente traumatizzabile, appare inadeguato a una attività penetrativa, con frequente esposizione del compartimento ematico (sangue). L’utilizzo di sostanze psicotrope e dotate di azione vasodilatante appare un ulteriore fattore di rischio. Poichè l’innaturale modalità di rapporto sessuale anale, pur potenzialmente praticabile anche da eterosessuali, è una diffusa modalità di contatto nella popolazione omosessuale, il rischio di infezione da HIV è particolarmente elevato. Si tenga presente che il tasso di rischio nel rapporto anale è 18 volte maggiore rispetto al rapporto vaginale.
Sostanze e malattie sessualmente trasmesse
L’uso di sostanze non iniettive (metamfetamina, cocaina e alcool) appare 2-3 volte più frequente tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali: il 25% degli omosessuali appare utilizzatore di sostanze di abuso psicotrope. In modo ancora più preoccupante, l’abuso di tali sostanze è 2-3 volte più frequente tra gli omosessuali infettati da HIV che tra gli omosessuali sieronegativi (Grant Croi, 2005). L’attuale recrudescenza nella popolazione omosessuale di malattie sessualmente trasmesse (HIV, sifilide, gonorrea, epatite, ma anche linfogranuloma, condilomi, etc.), in paesi in cui le informazioni sulle modalità di contagio sono disponibili da più di 20 anni, indica una oggettiva difficoltà a mettere in atto il cosiddetto “sesso sicuro” in questa popolazione. Questo dato sembrerebbe confermare una valutazione tendenzialmente “compulsiva” dell’agito sessuale, che sfugge a campagne di prevenzione anche ritagliate ad hoc, come è avvenuto in aree geografiche con elevata accettazione sociale e culturale della omosessualità stessa (quali la California e l’Olanda). Nonostante l’infezione da HIV rappresenti ormai una drammatica realtà nella popolazione omosessuale, gli interventi formativi e di prevenzione non hanno dimostrato benefici a lungo termine nemmeno in Italia: la percentuale dei casi di AIDS con epidemiologia legata al comportamento omosessuale appare infatti stabile o in lieve crescita, e l’incremento dei casi di eterosessuali controbilancia la riduzione di quelli legati alla tossicodipendenza per via endovenosa “pura”. Le modalità di relazione vedono un progressivo incremento dell’utilizzo di chat-line su internet e di locali di ritrovo in cui la promiscuità e la superficialità non giocano un ruolo positivo nel contenimento delle infezioni sessualmente trasmesse. In generale, la pornografia, culturalmente giudicata “liberante” dal movimento gay, non sembra essere uno strumento che guida la persona alla presa in carico di comportamenti “responsabili”.
Dimmi con chi vai...
Vi è una profonda differenza dal punto di vista del “rischio” medico sanitario tra una libera adesione a uno stile di vita gay “affermativo” e una accettazione della visione “riparativa” dell’orientamento omosessuale: nel primo si propugna la normalizzazione di un comportamento che vede normale la promiscuità, la trasgressione, la “sperimentazione”, una sessualità “mimetica” dal punto di vista biologico-anatomico-psicologico. Nel secondo viene riconosciuta nella pulsione omosessuale non una malattia ma una modalità inappropriata a risolvere un nodo fondante, non “sessuale” ma di identità. Le ricadute anche sanitarie appaiono evidenti. In ambito cristiano, emerge in tutta la sua luminosità il valore della chiamata alla castità intesa come ordinato esercizio della sessualità per ogni stato di vita, per tutti. La castità coniugale, del single, del consacrato, ognuno con le sue caratteristiche proprie, appare l'adeguata risposta a ogni obiezione sanitaria ed epidemiologica, o di “rischio”. Lo stesso contagio sessuale da HIV ne è la prova. Il rischio zero di contagio sessuale è quello di un rapporto monogamico e reciprocamente fedele in ambito matrimoniale; l’atto sessuale al di fuori di questo ambito ha un significativo margine di rischio con un incremento esponenziale corrispondente a situazioni di elevata promiscuità, epidemiologicamente più rilevante tra la popolazione omosessuale.
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